Pisticci ricorda la Sciagura della notte di  S. Apollonia

 

Commemorazione in Chiesa Madre venerdi 9 febbraio, con testimonianze e celebrazione

 della S-. Messa, alla presenza di autorità civili, amministrative e militari.

Sarà distribuito un elegante volumetto che racconta quei terribili

 giorni del lontano febbraio 1688.A sera concerto a cura dell’Accademia Busoni

 

 Tutta Pisticci si ritroverà la mattina del 9 febbraio nella Chiesa Madre per commemorare le vittime della notte di Santa. Apollonia ed attestare l’attaccamento alle radici ed alla sua storia. Con la celebrazione della S. Messa officiata dall’arciprete don Rocco Rosano ed il suono delle campane di tutte le chiese, viene così ri­pristinata una antica tradizione, su iniziativa dell’amministrazione comunale che ha recepito le motivazioni di ordine storico, sociale e religioso del consigliere Roberto Cammarota nel ricordare l’avvenimento più drammatico di storia locale che provocò la morte di circa 300 persone. E per l’occasione sarà presentato e distribuito, a cura delle biblioteche comunali, un elegante volumetto che rievoca gli avvenimenti. In quella triste notte di S. Apollonia del 9 febbraio 1688, la parte più antica del paese si spaccò in due, a causa delle infiltrazioni di acqua di una vicina sorgente. “Accadde a nove del febbraio 1688 -riferisce una cronaca del tempo- ed il popolo posava nella quiete della notte, preceduta da una neve inaudita e spirava un orribile aquilone. Si vide verso le sette della notte smuoversi e crollarsi dalli fondamenti le case tutte”. Il suolo si abbassò per oltre sessanta metri e molti furono ingoiati dalle voragini e travolti dalle macerie, mentre non mancarono gravi episodi  dis ciacallaggio. Un ruolo di primo piano fu svolto dai frati del convento francescano e del Casale che soccorsero ed ospitarono nelle loro celle molte persone. Nella solerte gara di solidarietà, si distinse, tra gli altri, anche il vescovo di Anglona mons. Marco Cosentino, -della influente dinastia calabrese degli Ajeta- che inviò viveri, indumenti e medicinali. Qualche mese dopo, il feudatario di Pisticci don Carlo Càrdenas, consigliò, forse per premeditato calcolo, il trasferimento del paese nei pressi dell’attuale Caporotondo, ma i pisticcesi non vollero abbandonare i loro luoghi nativi e si strinsero intorno alla loro Chiesa Madre, che, miracolosamente illesa, si ergeva ancora maestosa e superba, quasi a voler testimoniare la continuità della storia e della vita. Tutti i resti della vittime furono inumate negli ampi ipogei della Chiesa Madre e solo dopo qualche anno, sgombrate tutte le macerie, venne avviata una lenta opera di ricostruzione. Come per incanto, spuntarono circa trecento bianche casette a schiera, primo nucleo di quello che costituirà il rione Dirupo, tipico esempio di architettura spontanea contadina, oggi una tra le “100 Meraviglie d’Italia” nel catalogo predisposto dal Ministero dei Beni Ambientali.

                                            GIUSEPPE CONIGLIO

                                                                                                  

 

IL PROGRAMMA


- 8 febbraio, ore 19,30, rintocchi a stormo delle campane di tutte le chiese del territorio. 9 febbraio, Chiesa Madre, dalle ore 10,00: lettura di documenti originali sull’avvenimento da parte di Alessandra Ruvo. Suono delle campane, discorsi commemorativi, celebrazione della S. Messa. Distribuzione volumetto sulla Frana del 1688. Ore 18,30: Concerto ad Requiem a cura dell’Accademia Pianistica “Busoni”. Hanno assicurato la loro presenza autorità amministrative, civili e militari, e rappresentanze di scuole ed organismi associativi.

 

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