LA MONACA DELLO SPIRITO SANTO

- Assunta D’Ercole -

- Introduzione -

U

no tra gli aspetti più importanti della nobile storia della pietas a Pisticci è costituito dall’impegno di vere e proprie eroine della fede, che hanno dedicato tutta la loro esistenza terrena agli altri, soccorrendo i più bisognosi, gli indigenti, gli ammalati nelle loro necessità più urgenti. La totale ed ampia vocazione al sacrificio ha costituito il principale ed unico motivo di vita   Fervente cattolica, suora, missionaria, contadina, bracciante, raccoglitrice di ulivi, Assunta D’Ercole era un pò tutto questo con una sua personalità fatta di tanti aspetti diversi, che possono trovare il modello più ampio nella profonda fede che animava una donna tanto esile nel fisico quanto forte e vigorosa nello spirito e nell’animo. Scopo unico della sua travagliata e sofferta esistenza fu quello di dotare una piccola località di montagna di una chiesa, una casa del Signore che fosse in grado di accogliere contadini, pastori, viandanti che non potevano recarsi a Pisticci o Ferrandina, i paesi più vicini, per ascoltare la S. Messa.  Ed alla fine al prezzo di grandi sacrifici, umiliazioni e sofferenze materiali e morali riuscì nel suo scopo, da sola, senza l’aiuto di nessuno, avvalendosi di una grande forza d’animo, della fede incrollabile, del suo coraggio. Con queste doti superò difficoltà ed ostacoli di vario genere, spesso incompresa se non talvolta derisa. Ma Assunta sapeva anche perdonare, come certamente perdonò quella mano ignota che si scagliò cosi crudelmente contro il fratello fino a mutilarlo orribilmente. Un episodio che cambiò, ma solo in parte la sua vita. Il suo dovere di sorella le imponeva di stare vicino e di assistere il fratello, ma nel contempo non poteva né doveva venir meno ad una solenne promessa fatta al Signore, quella di costruire una chiesa sulla Serra di Montefinese, con tutti i rischi ed i pericoli che ne potevano derivare. La Serra infatti, già rifugio privilegiato di tanti briganti e predoni, era ancora una località insicura ed impervia. La sua sommità, dove doveva essere ubicata la cappella, era raggiungibile solo attraverso sentieri e stradine dissestate ed il mulo di Assunta D’Ercole, l’unico mezzo a sua disposizione, il suo unico compagno, pur temprato alle fatiche, incontrava molte difficoltà nelle salite ed in discesa. Assunta riuscì, per quanto fu possibile, a conciliare i due aspetti, quello umano e familiare e quello divino. Un voto adempiuto era più che una solenne promessa.Assunta D’Ercole, pertanto, rientra, a giusta ragione, in quella nobile schiera di anime elette e prescelte a  servire in tutta umiltà Cristo e la Chiesa. E si può affiancare alle pie donne Teresa ed Adele Panetta, Teresa Mobilio ma in maniera particolare ad Angelina Lo Dico, la maestrina di Tichi, per la quale di recente è stato aperto la causa di beatificazione. Straordinario e parallelo il percorso di fede che animava queste due donne. Ambedue percorrevano a piedi o con mezzi di fortuna molti chilometri per assistere alla celebrazione della S. Messa nella Chiesa Madre di Pisticci e per dare conforto ed assistenza agli ammalati. Ed ambedue riuscirono a realizzare da sole, con offerte ed elemosine due chiesette in località dimenticate ed ancora prive di un luogo di culto. Ma soprattutto, queste due donne coraggiose hanno dedicato sé stesse alla chiesa, attraverso straordinarie ed autentiche testimonianze di dedizione, di sacrificio e di fede. La vita di Assunta rappresentò una palestra di perfetto Amore verso Dio e di conversione dei peccatori. Non ebbe mai nemici. L’indifferenza e l’incomprensione furono i mali che la tormentarono in misura maggiore. Non conobbe mai l’ozio, non si permise mai uno svago o un giorno di riposo. Lavorare per Dio e per gli altri era per lei pregare. Oltre alla intensa e fervida laboriosità, seppe applicare a sé stessa la virtù della temperanza cristiana e della moderazione, esempio fulgido di modestia e di umiltà. Era animata da un vero e proprio zelo di apostolato che cerca la gloria di Dio e la salute del prossimo nella conoscenza della Verità. Non potè sempre assistere alla S. Messa e questo rappresentò per lei un vero e proprio tormento. Quando riceveva la Comunione, manifestava tutto l’ardore della sua anima.

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