I RITI DELLA SETTIMANA SANTA A PISTICCI

Pasqua, la più grande festa dell’anno per i cristiani, non è soltanto il ricordo della liberazione dall’Egitto, ma è anche la festa della vita data da Gesù Cristo a tutti gli uomini: per questo motivo essa si celebra di domenica, giorno della Risurrezione di Gesù Cristo. La Pasqua è una festa mobile e può cadere in marzo o in aprile, precisamente nella domenica che segue il plenilunio di primavera. La domenica delle Palme, nella quale si ricorda l’entrata trionfante di Gesù a Gerusalemme, accolto da una folla gioiosa che agitava rami di palme, è l’ultima domenica festosa perché poi inizia la Settimana di Passione, che culmina nei tre grandi giorni, Giovedì, Venerdi e Sabato santo, e nella Domenica di Resurrezione o di Pasqua. Anche a Pisticci, la Pasqua è una delle feste religiose più sentite. La domenica delle Palme è consuetudine che i fedeli si ritrovino presso la chiesa di San Rocco, dove la gente festante ascolta la lettura del Vangelo che ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme ed attende la benedizione dei ramoscelli d’ulivo da parte del sacerdote. Dopo la benedizione, con solennità, si svolge la processione delle Palme, che, partendo dalla chiesa di San Rocco, attraversa il rione Osannale, che, proprio da tale manifestazione e dalla presenza di un altare con una croce, trae la sua denominazione, per poi giungere nella Chiesa Madre, dove ha inizio la funzione religiosa. Nella tradizione popolare il Giovedì santo è il giorno del perdono o dei “Sepolcri”. Al termine della celebrazione eucaristica dell’Ultima Cena (In coena Domini), in cui si ricorda la lavanda dei piedi che Gesù, con un gesto di umiltà, fece ai dodici apostoli, l’altare maggiore di ogni chiesa viene spogliato di ogni arredo sacro ed il tabernacolo è lasciato aperto e vuoto. La devozione dei fedeli si volge tutta al “Sepolcro”, quel luogo un po’ in disparte nella chiesa, dove, tra fiori e ceri, è riposta l’ostia consacrata. Un tempo, la tradizione voleva che si visitassero i Sepolcri di sette chiese per chiedere ed ottenere il perdono da Dio. In ogni chiesa di Pisticci si rinnova questa consuetudine e, in tarda serata, un via vai di gente attraversa, come in processione, le vie del paese per ammirare i Sepolcri, ornati di fiori, spighe (lavuriedde) e drappi dorati. Il Giovedì santo le campane smettono di suonare: si dice, infatti, che esse vengano “legate”, affinché non emettano alcun suono, e vengono sciolte a mezzanotte tra il sabato e la domenica di Pasqua, quando, suonando a distesa, comunicano gioiosamente a tutti che Gesù è risorto. Il Venerdì santo è ancora un giorno di adorazione e silenzio per tutta la Chiesa. In questo giorno, per antichissima tradizione, non si celebra l’Eucaristia, ma la Passione del Signore. Nella chiesa silenziosa e spoglia di ogni ornamento, i fedeli ascoltano il racconto della Passione e, quando il lettore giunge all’istante in cui Gesù muore, tutti s’inginocchiano e pregano in assoluto silenzio. Giunto il momento dell’adorazione della croce, il sacerdote avanza dal fondo della chiesa portando una grande croce ricoperta di un panno viola; intonando per tre volte una preghiera e scoprendo man mano la croce, il celebrante raggiunge l’altare e depone la croce, che poi sarà venerata singolarmente da tutti i fedeli. Al termine dell’adorazione della croce, all’invocazione “Vieni Maria, vieni a prendere tuo figlio!”, dal fondo della chiesa avanza la statua della Vergine Addolorata, che, giunta nei pressi dell’altare, riceve tra le sue braccia la croce del figlio. Conclusa questa funzione, ha inizio la processione dei Misteri. Dalle varie parrocchie escono le statue in cartapesta raffiguranti i vari momenti della Passione di Cristo: Gesù dinanzi a Ponzio Pilato, Gesù flagellato alla colonna, La crocifissione di Gesù, La deposizione dalla croce, La bara di Gesù ed infine la Vergine Addolorata, che, da ultima, accompagna il figlio morto. Le statue, bordate di nero in segno di lutto, sono precedute dagli emblemi delle varie Confraternite religiose del paese e sono affiancate da giovani donne, anch’esse vestite di nero, le quali portano i “lacci”. Tutti questi gruppi statuari confluiscono in Piazza Plebiscito e, solo dopo essersi sistemati secondo un ordine ben stabilito, si procede ad attraversare le vie principali del paese. Questa straziante processione è accompagnata dalla banda, che esegue marce funebri tristi e solenni, e da antiche canzoni in lingua dialettale, che, simili alla “naccarata”, cioè il lamento che un tempo veniva fatto sulla bara quando moriva un familiare, illustrano gli strazi ed i tormenti patiti dal Cristo.Anticamente alla processione dei Misteri partecipavano dei ragazzi che suonavano le “troccole”, strumenti musicali tipicamente contadini.A notte inoltrata, dopo aver ascoltato la predica del cosiddetto “predicatore”, cioè un sacerdote forestiero giunto in paese per affiancare i sacerdoti del posto nelle varie celebrazioni, la processione lentamente si scioglie e le varie statue ritornano nelle parrocchie di appartenenza. La sera del sabato santo, durante la celebrazione della Veglia pasquale, sul sagrato della chiesa buia e silenziosa, è acceso un fuoco e con questo si accende un grande cero, posto vicino all’altare maggiore. Dopo la benedizione del fuoco, c’è quella dell’acqua, con la quale il sacerdote benedice i fedeli presenti in chiesa. Giunta ormai la mezzanotte, le campane cominciano a suonare festanti: esse, infatti, annunciano la resurrezione di Gesù.

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