Angelina Lo Dico
La maestra santa di Tinchi
PREMESSA
Interpretando e recependo i comuni sentimenti della comunità pisticcese tutta, l’Ospedale di Tinchi è stato intestato ad “Angelina Lo Dico”. Affinchè questo desiderio si avverasse, negli ultimi anni sono state raccolte migliaia di firme per sensibilizzare l’opinione pubblica e le varie istituzioni preposte. E’ il giusto tributo e riconoscimento ad una giovane martire che dedicò tutta la sua esistenza all’educazione dei bambini ed alla assistenza dei poveri e degli emarginati delle campagne pisticcesi, dove visse dal 1921 al 1930, e dove fu nel contempo maestra e madre, adattando, in rapporto alle esigenze che si presentavano, la sua modesta casetta a scuola e ricovero, e creando già d’allora le basi per la istituzione di un ospedale. Consacrò la sua vita totalmente a Dio ed ai “fratelli” più bisognosi e per questo nella popolazione pisticcese ha lasciato un ricordo incancellabile.
Per la “maestra santa” di Tinchi, come è ancora oggi chiamata, è in fase di avviamento, a Marianopoli, sua città natìa, il processo di beatificazione. Scopo di questo saggio è quindi quello di divulgarne la figura e l’immagine, raccontando la sua giovinezza, la missione educativa e sociale a Tinchi e Caporotondo, lo spirito di servizio, la malattia improvvisa che ne provocò la morte in fama di santità. Il Signore non la chiamò al S. Ministero, ma volle donarle tutto lo spirito, l’ardimento, lo zelo. Era solo in mezzo ai bambini, ai poveri, ai bisognosi, che lei doveva svolgere il suo Apostolato. Terziaria Francescana, volle informare la propria condotta allo spirito della Regola. E della Terziaria ebbe tutte le virtù: integrità di costumi, schiettezza di sentire, carità verso il prossimo. Angelina ha interpretato la sua vita come un ascendere continuo verso la perfezione cristiana. Francescana e missionaria autentica nel pensiero e nelle opere.
1
Notizie biografiche
|
A |
partire dal 1921, Angelina Lo Dico, una giovane insegnante di 21 anni, di nobili virtù e dotata di una eccezionale forza d’animo, giunta dalla Sicilia, si prodigò per far erigere a Tinchi, contrada di Pisticci in Basilicata, -dove era stata inviata per coprire un incarico temporaneo di maestra elementare- a prezzo di grandi sacrifici personali e privandosi anche del minimo bisogno materiale, una piccola cappella, fornendo lei stessa il materiale edile che poteva recuperare o che le veniva donato, aiutando molto spesso le maestranze nella preparazione della calce e cemento.
Nata l’8 aprile 1900 a Marianopoli, in provincia di Caltanissetta, la cui origine si collega ai Frati Cappuccini di S. Cataldo, Angela Maria Lucia Lo Dico apparteneva ad una onesta famiglia borghese di sani principi. Dai Registri di Battesimo della Parrocchia di S. Prospero si rileva che venne battezzata nello stesso giorno della nascita perché versava in pericolo di morte.
Il padre era lo speziale (farmacista) del paese e la madre insegnante; prima di dieci figli di cui cinque morti giovanissimi. Alta, snella, di temperamento aperto e sincero, era e voleva essere l’amica di tutti. Fu avviata ai primi studi presso il Monastero delle Suore Domenicane di Noto, dove conseguì poi il diploma magistrale. Sulla sua educazione morale e formazione religiosa e spirituale influirono in maniera notevole ed immediata la dottrina e gli insegnamenti di un suo zio sacerdote, mons. Luigi Immordini. Fu, infatti, dirigente di Azione Cattolica e, con il nome di Chiara, entrò nel Terzo Ordine Francescano, rivestendo più volte la carica di maestra delle novizie, non privandosi mai del cordone, anche quando i superiori vollero dispensarla da tale obbligo.
|
|
Sempre attiva e partecipe a tutte le attività di Apostolato e di missione cristiana si adoperò con tutte le sue forze per l’istituzione di un seminario. Nel suo paese natale inoltre frequentava la parrocchia del Patrono San Prospero, con molta assiduità e fervore ma coltivò anche una particolare devozione per S. Francesco, San Antonio, San Pietro Canisio, S. Francesco Saverio e Santa Teresina del Bambino Gesù, canonizzata nel 1925.
Conobbe e si fidanzò con un giovane del posto di nome Virgilio Rizzo, ma pur volendogli molto bene, Angelina sapeva che la strada da intraprendere era un’altra e diversa. Riuscì a convincere il giovane, che se ne era allontanato, a frequentare con maggiore assiduità la Chiesa trasmettendogli un grande entusiasmo per la fede, l’amore per il prossimo e la preghiera. Ed insieme si adoperarono per assistere i poveri, gli emarginati, gli anziani, i bisognosi attraverso un’autentica e continua opera di vero apostolato cristiano. Il giovane Virgilio decise di verificare questi nuovi sentimenti di conversione, entrando in un convento per poi consacrarsi a Dio, ma le esigenze familiari lo costrinsero ad una sofferta rinuncia. Fu, poi, presidente diocesano di Azione Cattolica, servendo in questa nuova veste la Chiesa, con umiltà e dedizione.