LA SCIAGURA AEREA DI “CASTELLUCCIO”
Il 19 novembre 1942 un aereo militare dello Stato maggiore precipitò nella contrada pisticcese.

Tutti morti i membri dell’equipaggio.
Si chiamava Guglielmo Savi di Tomadio, oggi in territorio slavo, carabiniere ventottenne, di servizio in Grecia, durante l’ultimo conflitto mondiale. Fu uno degli otto militari italiani tragicamente periti nel disastro aereo in località Castelluccio. Era il 19 novembre 1942, in una mattina uggiosa e piovosa, quando un bimotore dell’aeronautica italiana proveniente dalla Grecia e diretto a Napoli precipitò nelle campagne di Pisticci, probabilmente a causa di una avaria; ma si parlò pure di un vuoto d’aria o di un fulmine che lo avrebbe colpito. Tutti i componenti dell’equipaggio persero la vita: oltre al Savi, il tenente colonnello Lorenzo Tantillo, il tenente colonnello medico della Marina Mario Fea, il capitano- medico Giuseppe Pennetti, il sergente.pilota Luigi Iacucci, il tenente pilota Luigi Bruzzone, il telegrafista Giusto Mazzer ed il primo aviere Arold Berbeci. Triste destino quello del Savi che, fraternamente legato al generale Geloso per le campagne di guerra vissute insieme, si offrì di prendere il suo posto in aereo, per evitare un possibile attentato contro l’alto ufficiale. Strazianti le scene che si presentarono ai primi soccorritori: Pennetti fu trovato a brandelli su un albero; alcuni sventrati ed altri con il capo schiacciato o gravemente ustionati. Tutti i resti mortali furo-no miseramente composti nell’Abbazia del Casale e Pisticci onorò quei militari con una solenne cerimonia, presenti autorità civili, religiose e militari. Con il trascorrere degli anni, quasi tutte le spoglie sono state restituite alle famiglie attraverso l’Alto Commissariato per le Onoranze ai Caduti. Per ultimi furono consegnati alla famiglia anche i resti del Pennetti, mentre nessuna richiesta era mai pervenuta per Savi, che giaceva dimenticato nel cimitero pisticcese, dove solo una lapide fatta erigere dal Comando Compagnia Carabinieri di Pisticci ne ricordava il nome. Proprio quando il Ministero della Difesa ne sollecitava la traslazione in un cimitero di guerra, l’Ufficio dello Stato Civile del Comune di Pisticci, dopo accurate indagini, è riuscito a rintracciare un cognato e quattro sorelle del Savi, a Roma e Trieste, i quali ignoravano da sempre dove il loro congiunto fosse sepolto. Erano stati erroneamente informati, infatti, che l’aereo era stato abbattuto da una squadriglia di caccia inglesi e precipitato nel vicino mar Jonio. Dopo tanti anni, dunque, anche la tomba del povero Savi è stata confortata del pianto e del dolore dei suoi congiunti, recatisi a Pisticci per il doveroso rito.

GIUSEPPE CONIGLIO
 

N° 2 FOTO DEL FUNERALE IN PIAZZA UMBERTO I°-

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