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STORIA DEL RIONE DIRUPO

 

Tra le bellezze che adornano il comune di Pisticci  il rione Dirupo costituisce senz’altro la principale attrazione e tappa d’obbligo per tutti i visitatori per lo straordinario scenario ambientale ed il fascino che emana. Per la sua spettacolarità ed unicità è stato inserito, dal Ministero dei Beni Ambientali, nel ristretto elenco delle “100 Meraviglie d’Italia da salvaguardare”Le caratteristiche “casedde” del popoloso rione sono la tipica esemplificazione di architettura contadina spontanea che ha pochi eguali nel mondo. Le sue case si presentano in pianta rettangolare della superficie di circa 30 mq. con i muri bianchi ed il tetto rosso a cuspide. Esse sono allineate a schiera a doppi filari contrapposti,  legate le une alle altre in file parallele che dalla parte alta del paese vanno succedendosi verso il basso, dando la suggestiva sensazione di precipitare giù tutte insieme.La fragilità geologica e le infiltrazioni di acqua hanno più volte provocato frane e smottamenti al rione Dirupo. Da ricordare la spaventosa frana che la notte del 9 febbraio 1688 distrusse l’intero rione provocando la morte di circa 400 persone

. Domenico Marzovilli

 Nelle parole di Sebastiano Sinisi  il racconto di quella sciagurata notte

 

.” Al cader del 1687 appariva in mezzo all’abitato dall’est all’ovest una fenditura che annunziava la prossima divisione del suolo; ed era tale che i fanciulli buttandovi delle penne si trastullavano al vederle respinte da un vento sotterraneo che ne usciva.  Tal fenomeno che ben dovea richiamare l’attenzione dé cittadini, anzi incuter loro un profondo timore, non fu badato e rimase oggetto a fredde e passaggiere osservazioni che confondeansi cò fanciulleschi diletti.
Questa non curanza però costò ben caro a quei negligenti abitatori. Era la notte del 9 Febbraio del 1688, ed il paese coperto di folta neve caduta né giorni precedenti offriva il più cupo silenzio. Dormiva ciascuno nel suo letto, ma niuno sognava la sventura che gli sovrastava sul capo. La morte aggirava intorno alla cervice del grande e del piccolo, del nobile e del plebeo la sua falce, ma nessuno la vedea e sopito in doce oblio godeva ciascuno quella tranquillità che toccava l’ultimo momento. Quand’ecco la terra già disposta al distacco si squarcia, si rovescia e precipitando sotto il proprio peso involge quanto mai esiste sul suo dorso. E’ facil cosa immaginare la costernazione che sorprende quegli infelici, i quali han la sorte di salvarsi e mettersi in fuga; ma è più agevole veder col pensiero coloro che trovan sotto le rovine la morte e la tomba. Ben 400 individui spariscono dalla faccia della terra e non v’è forza, non carità che valga a trarli dalla terra che gli ha ingoiati; e se alcuno di essi mette fuori il capo, nol fa che per cadere in braccio alla morte che lo abbatte in pochi momenti. ……”
Sebastiano Sinisi: Nozioni storiche, ovvero breve analisi dello stato fisico, economico e morale del Comune di Pisticci -  8 Settembre
 

 

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giovedì 01 maggio 2008 Ultima modifica

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